Infernot: cronache di un rifugio di guerra oggi diventato cantina

nfernot: cronache di un rifugio di guerra oggi diventato cantina

Abbiamo una storia da raccontarvi. È la storia dell’infernot collocato nella nostra casa dove ha sede l’Azienda Agricola Barberis. Perché vogliamo condividerla con voi? Perché desideriamo farvi partecipi, tra una degustazione e una visita, di quel passato che ci ha condotti fin qua e che ci rende, da sempre, fedeli custodi del tempo.

san lorenzo Tutto ebbe inizio negli anni ’30 quando Emilio, padre di Bruno, attuale titolare dell’attività, acquistò Cascina San Lorenzo da una facoltosa signora del luogo. L’ex proprietaria era così devota al Santo da intitolargli l’abitazione e omaggiarlo di una statua, tuttora visibile all’interno di una nicchia lungo le scale interne che conducono ai piani superiori. Ma fu durante il decennio successivo, che la casa (o, meglio, il suo infernot) dovette affrontare il suo periodo più buio.

Proprio dietro la stanza del punto vendita che accoglie i visitatori, si trova un’apertura che conduce in un infernot di mattoni a vista. Oggi, è un angolo suggestivo dove vibrano riflessi di pregiate bottiglie e si intuiscono le sagome degli attrezzi antichi; ma nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, era il luogo dove Emilio e suo fratello si nascondevano dai tedeschi che setacciavano la valle in cerca di nemici e disertori. C’era un tino, a celarne l’ingresso. I familiari portavano loro il cibo e, non di rado, accadeva che i due uomini fossero costretti a trascorrere diversi giorni chiusi lì dentro, vittime dell’attesa e delle possibili perquisizioni naziste.

campagna di russia Sì, erano disertori. Avevano combattuto la campagna di Russia. E dopo la ritirata delle forze dell’Asse, erano ritornati a piedi in Italia, percorrendo oltre 2.500 chilometri, molti dei quali lungo la gelida e desolata steppa, a 40 gradi sotto zero. Scampati ai treni dei lager in partenza da Bolzano e approfittando di alcuni passaggi di fortuna, varcarono finalmente la soglia di casa, con lo stupore dei famigliari che li temevano per sempre dispersi. Era il 1944.

Dal 2016, l’azienda è passata ai figli di Bruno, Cristina e Stefano. Se ci verrete a trovare, saremo felici di raccontarvi questa storia di persona, magari dietro a un buon calice di Barbera, mostrandovi gli oggetti del nostro passato, come il piccolo torchio per fare l’olio di nocciole in tempo di guerra, e facendovi respirare quell’aria di famiglia che ha perdurato nei decenni, giungendo intatta fino ad oggi.

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