Piegatura o cimatura delle viti? Ecco la nostra filosofia

Piegatura o cimatura delle viti? Ecco la nostra filosofia

Il lavoro in vigna non è soltanto un’attività agricola, ma una vera e propria scuola di pensiero che, in ogni stagione, chiama il viticoltore a compiere il proprio dovere con coscienza, attenzione e, talvolta, con scelte che non sempre si allineano alle pratiche più consuete. E’ ciò che accade, ad esempio, nel periodo che segue la potatura invernale, a primavera inoltrata, quando consuetudine vuole si debba procedere con la cimatura dei tralci, operazione che, in certi casi, abbiamo deciso di sostituire con quella della cosiddetta piegatura. Sì, andiamo controcorrente. Amiamo attingere da quel saggio passato che sempre ci assiste e che non smette di darci buoni consigli.

Qual è la differenza? Sia la cimatura che la piegatura vengono effettuate quando i tralci in crescita escono dalle strutture di sostegno e dai loro spazi, allungandosi caoticamente in tutte le direzioni. Ma mentre attraverso la prima si taglia la parte terminale dei tralci e delle femminelle, con la seconda, si spinge verso il basso il capo a frutto e si attorcigliano i germogli sull’ultimo filo di ferro, curvandoli. Nel dialetto piemontese dell’Alta Langa, questa operazione viene chiamata “cabanatura“, riferendosi proprio alla forma a “capanna” che ne deriva. Si tratta di un procedimento che portiamo avanti nei vigneti a uva rossa e in quelli con un minor sviluppo vegetativo, proprio per riequilibrare il rapporto tra foglie e grappoli. E non sono pochi i pregi di cui poter beneficiare.

Innanzitutto, grazie alla piegatura, si arriva ad avere uno sviluppo più naturale della chioma e un miglior controllo della stessa, laddove la cimatura provocherebbe l’accelerazione del ricaccio delle femminelle. In secondo luogo, durante la fase di maturazione, si può ottenere un accumulo di zuccheri e antociani di gran lunga superiore, teoria ampiamente confermata dal fatto che ogni grappolo, per una maturazione ottimale, deve avere dalle 8 alle 10 foglie. Infine, la chioma più rigogliosa, a mo’ di scudo protettivo, aiuta a prevenire eventuali danni causati da eventi atmosferici, come la grandine. Ma non solo. Grazie a questa pratica, si riduce altresì il rischio di malattie e di infezione da funghi. Rischio che, invece, si corre nel caso della cimatura, in quanto le forbici utilizzate per il taglio di piante infette rappresentano un pericoloso veicolo di contaminazione proprio a causa dei batteri che si depositano sulle lame.

In un mondo in cui ciò che conta è risparmiare sui tempi di lavoro ed entrare più facilmente fra i filari, noi abbiamo deciso di optare per una scelta forse più laboriosa ma di certo maggiormente rispettosa della natura e in armonia con essa. Se la natura stessa fornisce la vigna di tutta quella vegetazione, ci sarà una ragione. Le piante hanno bisogno di ripararsi dal sole e di accumulare energia dalla fotosintesi. Tagliare i tralci alle viti, se ci consentite un’ardita metafora, è come se all’uomo venisse recisa la vena femorale. Lasciamo a voi la riflessione sulle sue inevitabili conseguenze…

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