Abbinamenti vino/cibo? Osate con il nostro Barbera!

Abbinamenti vino/cibo? Osate, gente, osate!

L’abbinamento del vino con la cucina è uno dei fattori determinanti a tavola. Così importante da richiedere, a volte, uno strappo alla regola. Ecco il nostro.

Non c’è piacere più gratificante che sdoganare nuove strade da percorrere, sovvertendo i dogmi ai quali ci eravamo ormai assuefatti. Soprattutto in tema di gusto, dove gli orizzonti possono davvero non avere confini. Perché a seguire con cieca fiducia le regole auree degli abbinamenti vino/cibo, si rischia di trasformare i convivi in prosaici meccanismi senza sentimento né emozioni. Esattamente il contrario di ciò che, invece, vogliamo fare noi. Noi che, con i nostri vini, non desideriamo altro che farvi navigare attraverso nuovi lidi dai sapori inesplorati. Perché quando l’abbinamento è ben riuscito, il risultato non è la semplice somma degli addendi ma una sintesi uniforme degli elementi. Basta cambiare prospettiva e l’inedito, come per magia, appare. E visto che, di solito, si tende a scegliere il vino in base ai piatti che portiamo in tavola, perché non ribaltare l’equazione e scegliere il cibo in base al vino che desideriamo degustare?

Ora, supponete di recarvi ai piani interrati della vostra casa e di trovare, sotto un arco di mattoni, avvolti nel clima senza stagioni della cantina, i nostri vini: lui, un’estroverso Langhe DOC Chardonnay; lei, un’aristocratica Barbera d’Asti DOCG; e l’altro, il “Casanova” di tutti i vini, ovvero il Dolcetto d’Alba DOC, che seduce ma, a differenza del celebre veneziano, non abbandona. In realtà, c’è anche lo 0.15, Mosto parzialmente fermentato bianco da uve appassite, voce fuori dal coro la cui melodia merita di essere ascoltata.

barberasquareIniziamo dal Barbera. Cosa cuciniamo?

  • Il baccalà mantecato, emulsione cremosa tipica della cucina veneziana, preparata con stoccafisso e olio, e che viene tradizionalmente servita sui “cicheti” dei pittoreschi “bacari” della città di Venezia. Scriveva il celebre critico gastronomico Pellegrino Artusi nel suo libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene: “Il baccalà trattato in codesta maniera perde la sua natura triviale e diventa gentile”. Una gentilezza, aggiungiamo noi, da esaltare proprio con una Barbera che, come la nostra, profuma di fiori, vaniglia e frutta rossa.
  • Un esotico cous cous alla marocchina, grande classico della cucina nordafricana servito con uno stufato di carne d’agnello e verdure, nonché insaporito da cannella e zenzero. Una portata conviviale e dai profumi spensierati che noi abbiamo deciso di controbilanciare con quelli fermi e risoluti della nostra Barbera, dando così un tocco di “terreno” a queste eteree atmosfere de Le Mille e una Notte.
  • Un audace hot dog. Sì, avete capito bene. È il re dello street-food americano. Per alcuni, uno schiaffo alla gastronomia; per noi, un’opportunità per dimostrare che, a volte, a correre dietro ai luoghi comuni, si rischia di finire gambe all’aria. E così la profumata Barbera d’Asti DOCG che vinifichiamo abbassa la cresta a questo classico della “cucina” anglosassone tutto würstel e salse, con il minimo sforzo di una tannicità contenuta e l’eloquenza della sua disinvolta complessità. Provare per credere!
  • Un piattino di pezzetti di cioccolato super fondente al 100% di cacao. Badate bene: non 90%, ma 100%. Difficile da trovare più delle pepite, ma quando lo si assapora, crea letteralmente dipendenza. I puritani del gusto sostengono che più alta è la percentuale di cacao, più alta è la gradazione alcolica del vino da scegliere in abbinamento. Vi bastano i 14 gradi della nostra Barbera?

E per i tradizionalisti?

  • Sua maestà la bagna cauda, tipica specialità gastronomica piemontese a base di un trito di aglio e acciughe dissalate e diliscate, cotto a fuoco lento in olio extravergine d’oliva;
  • il “Gran bollito misto“, piatto particolarmente gradito a re Vittorio Emanuele II e che comprende sette tagli principali di manzo, cotti insieme nella pentola più grande, sette tagli di carne da cuocersi in pentole separate, sette bagnèt, un cosiddetto “richiamo” di lonza di maiale e quattro contorni diversi, ovvero patate lesse, spinaci al burro, funghi trifolati e cipolle in agrodolce;
  • un tagliere formaggi grassi o semi-grassi dal sapore pieno e pastoso quali la classica toma piemontese o la golosissima Raschera, ma anche il Bra, il Caciocavallo, l’Asiago, la Fontina o il Pecorino Siciliano;
  • un fumante piatto di tagliatelle ai funghi porcini, specialmente se a pasta larga e all’uovo, per non farsi mancare nulla.

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