Solfiti? Meno di così! Ecco il nostro segreto

I nostri vini si distinguono per il bassissimo contenuto di solfiti, frutto di una scelta chiamata a tutelare l’ambiente, la produzione e il consumatore finale.

63 mg di solfiti per ogni litro: è il quantitativo massimo che potete riscontrare nei nostri vini. Per noi, un vanto che ci rende particolarmente orgogliosi e sul quale poggia la filosofia della nostra azienda. Una filosofia che da sempre portiamo avanti con profonda convinzione e che si fonda sul pieno rispetto per l’ambiente e su una particolare attenzione nei confronti della salute del consumatore finale. Da qui, la scelta di ridurre fortemente i trattamenti in vigna, di elevare i controlli nelle successive lavorazioni in cantina e, ovviamente, di contenere l’aggiunta di solfiti. Decisione, quest’ultima, frutto di una riflessione motivata dalla volontà di rendere il nostro vino un prodotto sano e genuino, ricorrendo a tecniche e soluzioni alternative ben mirate.

Il risultato? Una produzione che può essere paragonata a quella biologica. Lo dicono i numeri! Ecco, ad esempio, il quantitativo di solfiti relativo all’anno 2017 che Valoritalia, nell’ambito dell’idoneità DOC, ha fornito per ognuna delle tipologie dei nostri vini:

  • Chardonnay, 51 mg/l
  • Dolcetto, 54 mg/l
  • Barbera, 36 mg/l
  • Barbera Superiore, 63 mg/l
  • Merlot, 42 mg/l

Si tratta di cifre che, pur variando ovviamente di anno in anno, riusciamo comunque a mantenere a tali livelli molto bassi. Eppure quello dei solfiti è un argomento sul quale il mondo da sempre dibatte con una certa facilità e leggerezza di approccio, dando fiato a un ampio ventaglio di opinioni provenienti da addetti ai lavori, enologi, giornalisti, nutrizionisti, ambientalisti e uomini di scienza… Proviamo a fare un po’ di chiarezza?

Solfiti: cosa sono?

I solfiti sono una categoria di sostanze chimiche impiegate in qualità di conservanti. In ambito vinicolo, la loro funzione è quelle di inibire l’azione di quei microorganismi che potrebbero deteriorare il prodotto e agire su alcuni enzimi che, sotto l’azione dell’ossigeno, influenzerebbero le sue caratteristiche organolettiche, alterandone il sapore originale. E’ proprio grazie alle proprietà antimicrobiche e antiossidanti dei solfiti, che è possibile preservare le qualità originali dell’alimento.

La normativa in vigore considera i solfiti come “allergeni”. Le reazioni che essi possono scatenare in soggetti particolarmente sensibili, però, si verifica solo quando la dose aggiunta è eccessiva: mal di testa, tosse, starnuti, orticaria o difficoltà respiratorie in coloro che soffrono d’asma.

Per quanto riguarda l’ambiente enologico, però, bisogna innanzitutto ricordare che è lo stesso vino a produrre solfiti, attraverso il lievito presente nel mosto che agisce durante la fermentazione alcolica. La sua quantità, però, non è sufficiente a scongiurare il possibile proliferare di batteri. Da qui, la necessità di ricorrere a un’aggiunta esterna. La quantità e le modalità di utilizzo dei solfiti introdotti dipendono dal tipo di uva e dalle sue caratteristiche principali. Un utilizzo moderato, ad esempio, è giustificato se le uve sono sane e, quindi, con una bassa carica microbica. Come le nostre. Ciò nonostante, per essere davvero sicuri che, con un tenore basso di solfiti, il vino prodotto resti gagliardo e fedele alla sua vocazione, abbiamo deciso di adottare alcuni accorgimenti e tecniche che, con il senno di poi, si sono rivelati la soluzione migliore, in termini di qualità e, soprattutto, di salute.

Vi sveliamo un segreto…

Sì, abbiamo un segreto, il valore aggiunto che fa la differenza e di cui andiamo fieramente orgogliosi. Certo, ci richiede costante dedizione, sacrifici e soprattutto tempo. Ma i risultati pagano. Esistono più che valide alternative all’aggiunta di solfiti nel vino. Noi ne abbiamo adottate tre.

  1. Aggiunta di azoto, elemento determinante per la crescita dei lieviti, principalmente nei vini bianchi: le vasche non completamente piene vengono colmate con uno strato di questo gas, preservando così il mosto dal contatto con l’ossigeno e dal conseguente sviluppo di quei microrganismi aerobi responsabili dei fenomeni di ossidazione del vino.
  2. Aggiunta di Vitamina C (o acido ascorbico), componente anch’essa utilizzata in particolar modo per i vini bianchi: nota per il suo effetto antiossidante, è una sostanza naturale utile a prevenire da imbrunimenti e perdite aromatiche.

  3. Pratica del batonnage, specialmente con i vini rossi: è un’operazione che si compie utilizzando (come evoca il termine stesso) un bastone, col quale si rimescolano le fecce nobili con l’obiettivo di preservare il quadro aromatico del prodotto finale, scongiurando così la formazione di odori sgradevoli e permettendo al vino stesso di mantenere quella sua caratteristica rotondità e pienezza gustativa.

Morale: se vi trovate a degustare un bicchiere in più dei nostri vini, le uniche conseguenze che potrete riscontrare sono un maggior appagamento di ognuno dei vostri sensi, un’inattesa leggerezza, una sorprendente assenza di emicrania. E un amore infinito per il mondo e l’intero genere umano. Del resto, come scriveva Euripide: “E dove non è vino, non è amore; né alcun altro diletto hanno i mortali“. Cin cin!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato