Cascina San Lorenzo e l’acquisto all’asta con il regio metodo delle candele

Fu attraverso il regio metodo di estinzione della candela vergine, che la famiglia Barberis acquistò Cascina San Lorenzo. Erano gli anni Trenta, l’inizio di una lunga storia di viticoltori.

Sono tutti gelosamente custoditi i documenti che attestano la storia della Cascina San Lorenzo, la nostra azienda di famiglia. Il suo acquisto all’incanto risale al 1930, quando alle aste ci si aggiudicavano i beni con il curioso metodo di estinzione della candela vergine, sancito dall’allora Re Vittorio Emanuele III. Il regio decreto 827 del 1924, infatti, prevedeva che:
“Quando l’asta si tiene col metodo della estinzione delle candele, se ne devono accendere tre, una dopo l’altra: se la terza si estingue senza che siano fatte offerte, l’incanto è dichiarato deserto. Se invece nell’ardere di una delle tre candele si siano avute offerte, si dovrà accendere la quarta e si proseguirà ad accenderne delle altre sino a che si avranno offerte. Quando una delle candele accese dopo le prime tre si estingue ed è consumata senza che si sia avuta alcuna offerta durante tutto il tempo nel quale rimane accesa, e circostanze accidentali non abbiano interrotto il corso dell’asta, ha effetto l’aggiudicazione a favore dell’ultimo migliore offerente”.

Fu proprio sull’offerta di 165.300 lire inoltrata da Alberto Barberis, bisnonno degli attuali titolari Cristina e Stefano, che il banditore accese le tre famigerate candele, la seconda quando si spense la prima e la terza quando si spense la seconda. E attese. Una dopo l’altra, le candele lentamente si consumarono senza che fosse fatta, durante il loro ardere, offerta maggiore. Se ad oggi i clienti possono farci visita, degustare i nostri prodotti e godere dall’ampia terrazza le meraviglie dell’Alta Langa è proprio grazie ai fratelli Alberto, Carlo, Giovanni, Luigi e Stefano Barberis che, con l’acquisto della Cascina San Lorenzo, piantarono il seme di ciò che è oggi la nostra attività.

Ma qual è la storia della casa prima del suo acquisto?

Narrano i documenti dell’epoca che a far costruire Cascina San Lorenzo ai primi del ‘900 – e a dedicarla all’omonimo martire – fu una facoltosa signora del luogo di nome Rosalia Rodella, che aveva espresso l’intenzione di trascorrere qui gli ultimi anni della sua vita. Un desiderio che, purtroppo, rimase inesaudito. La donna si ammalò e venne trasferita all’ospedale di Santo Spirito a Cortemilia, dove vi morì. Non avendo figli o eredi diretti, lasciò la proprietà della casa alla Congrega della Carità che, a quel tempo, gestiva il nosocomio e il cui passo successivo fu appunto la messa all’asta dell’immobile stesso. Il resto lo conoscete già.

E il vino? E le nocciole?

Vennero col tempo. Nel 1934 Alberto Barberis divenne l’unico proprietario della casa. L’ampio terreno adiacente prometteva bene ed essendo l’agricoltura l’attività per eccellenza di questi luoghi, iniziò dapprima a coltivare grano, mais e foraggi, e successivamente convertì i campi in vigneti, votando tutto il suo tempo alla produzione degli autoctoni Dolcetto e Barbera. Sì vinificavano dai 700 agli 800 ettolitri di vino. Un successo. I noccioleti, invece, vennero aggiunti negli anni ’60, grazie al lavoro e all’impegno di nonno Emilio e del suo giovane figlio Bruno, padre di Cristina e Stefano. Bruno era una presenza determinante in azienda, soprattutto perché, negli anni ’70, la famiglia iniziò a dedicarsi anche all’attività vivaistica di viti e noccioli.

Chi potrebbe mai dimenticare quel sorprendente 1985? Fu l’anno in cui la Ferrero decise di realizzare un impianto di nocciole in Cile utilizzando proprio i nostri piantini. Il futuro aveva assunto le sembianze di una strada lastricata di oro. Ma le vicende della vita, si sa, sono a volte imprevedibili. I problemi di salute di nonno Emilio finirono per esonerarlo dal lavoro e Bruno fu costretto a prendere in mano da solo l’intera attività. Contestualmente il lavoro in fabbrica chiamò altrove le braccia di coloro che avrebbero potuto dargli una mano e che, fino a quel momento, avevano mandato avanti il comparto agricolo dell’intera zona. Ciò nonostante, grazie all’aiuto della moglie Rosanna e seppur costretto a ridurre i volumi di produzione, Bruno non abbandonò mai l’attività di famiglia, anche se ciò comportò fatica e molti sacrifici, soprattutto in assenza di quella meccanizzazione che arrivò solo in un secondo momento.

Il miracolo della rinascita

Se la situazione, a un certo punto, mutò il suo corso fu grazie al figlio Stefano che, nel 2012, con coraggio, ardore e passione, riprese in mano il bandolo della matassa. Fu con lui – allora appena ventenne – che Cascina San Lorenzo riprese i suoi antichi fasti, si ampliò di nuovi terreni e poté nuovamente rifiorire al canto di rinnovate vendemmie. Tornarono rigogliosi i vigneti, con i loro filari traboccanti di grappoli. Tornarono a cadere le nocciole, per essere poi raccolte e sapientemente trasformate. E tornarono le speranze di un tempo che pareva ormai perduto.

Cosa sarebbe la storia senza la volontà di coloro che non temono il rischio, la fatica e il sudore? Alla fiamma dell’attesa pazientemente si scaldano, certi di quelle soddisfazioni che, dopo tanti sacrifici, non possono infine che sopraggiungere…

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato